Amministrazione dei sacramenti
Maggio: mese delle prime comunioni e delle cresime. Quest'anno i turni per le per le comunione sono il 22 e il 29 maggio alle ore 10. Le cresime invece saranno amministrate domenica 15 maggio solennità delle Pentecoste sempre alle ore 10.00.
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ATTIVITA' E APPUNTAMENTI DEL CATECHISMO
DALLA PRIMA SETTIMANA DI OTTOBRE SONO INIZIATI GLI INCONTRI DI CATECHESI PER I BAMBINI CHE DEVONO RICEVERE I SACRAMENTI. GLI INCONTRI SI SVOLGONO IL LUNEDI' MARTEDI' MERCOLEDI', IL Giovedì E VENERDI' DALLE ORE 17,15 ALLE ORE 18,30, SECONDO I VARI GRUPPI.
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MESE DI MAGGIO A MARIA
Si ricorda a tutti i fedeli che per il mese di maggio ogni sera si reciterà il Rosario meditato con le litanie cantate e la Messa vespertina con una breve catechesi mariana. Onoriamo tutti la Madonna uscendo dalle nostre case e partecipando in chiesa al rosario comunitario.
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GIUBILEO DEI CRESIMANDI CON IL VESCOVO
Giovedì 28 Aprile alle ore 17.00 i cresimandi della nostra parrocchia parteciperanno al Giubileo con l'Arcivescovo in Cattedrale. Appuntamento qui in parrocchia alle ore 16.15, dove si attende il pullman che ci porterà nella Chiesa del Gesu', in via dei Gesuiti. Da qui si andrà in Cattedrale per attraversare la porta Santa e partecipare all'incontro con l'Arcivescovo.
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PELLEGRINAGGIO GIUBILARE A ROMA
SI COMUNICA A TUTTI I PARROCCHIANI CHE LA PARROCCHIA HA ORGANIZZATO UN PELLEGRINAGGIO GIUBILARE PER L'ANNO SANTO A ROMA PER I GIORNI 11-12-13 MARZO CON LA PARTECIPAZIONE ALL'UDIENZA DEL PAPA FRANCESCO. LA QUOTA è DI 200 EURO, TUTTO COMPRESO. SI PREGA VIVAMENTE DI PRENOTARSI QUANTO PRIMA PRESSO IL PARROCO O P. SABINO.
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CATECHESI COMUNITARIA
Proseguono gli incontri di Catechesi comunitaria guidati dal Parroco ogni martedì, dalle ore 19.30 alle ore 20.30. Il tema che viene svolto è quello delle OPERE DI MISERICORDIA CORPORALI E SPIRITUALI.
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lettura del giorno

 

> adorazione eucaristica
TI CHIAMA……….GIOISCI ! RICCHI DI MISERICORDIA Canto iniziale Preghiera iniziale Sac. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo – T. Amen Sac. Il Signore sia con voi. - T. E con il tuo spirito Tutti: Credo in Dio che ama ogni persona, che per essa ha creato ogni cosa e gli ha affidato la cura del mondo, per il bene di tutti. Sac. Credo che questo Dio, unico e buono, desidera svelare a ciascuno il senso e la gioia di vivere confidando in tutti per costruire un mondo migliore, Credo in Gesù, liberatore e salvatore di tutti, morto per vincere il male e risorto per dare inizio a nuovi rapporti di fraternità e di giustizia. Credo nello Spirito Santo, donato da Gesù per farci crescere nella fede e nella libertà, nell'amore e nel servizio, nel perdono e nell'impegno. Tutti: Credo nella Chiesa, la famiglia di Dio, segno del suo progetto di riunire attorno a Gesù tutti i popoli superando ogni differenza. Credo che la vita è bella e ho fiducia nel domani, perché so di non essere solo, ma di avere al mio fianco il Padre, Cristo, lo Spirito Santo e la Chiesa. Amen. IN ASCOLTA DELLA PAROLA Lettore: Dal libro della Genesi ( 4, 1-11) Dio vide le loro opere, che cioè (i niniviti) si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare e non lo fece. Ma Giona ne provò grande dispiacere e ne fu sdegnato. Pregò il Signore: "Signore, non era forse questo che dicevo quand'ero nel mio paese? Per questo motivo mi affrettai a fuggire a Tarsis; perché so che tu sei un Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira, di grande amore e che ti rawedi riguardo al male minacciato. Or dunque, Signore, toglimi la vita, perché meglio è per me morire che vivere!". Ma il Signore gli rispose: "Ti sembra giusto essere sdegnato così?". Giona allora uscì dalla città e sostò a oriente di essa. Si fece lì una capanna e vi si sedette dentro, all'ombra, in attesa di vedere ciò che sarebbe awenuto nella città. Allora il Signore Dio fece crescere una pianta di ricino al di sopra di Giona, per fare ombra sulla sua testa e liberarlo dal suo male. Giona provò una grande gioia per quel ricino. Ma il giorno dopo, allo spuntare dell'alba, Dio mandò un verme a rodere la pianta e questa sí seccò. Quando il sole si fu alzató, Dio fece soffiare un vento d'oriente, afoso. 11 sole colpì la testa di Giona, che si sentì venire meno e chiese di morire, dicendo: "Meglio per me morire che vivere". Dio disse a Giona: "Ti sembra giusto essere così sdegnato per questa pianta di ricino?". Egli rispose: "Sì, è giusto; ne sono sdegnato da morire!". Ma il Signore gli rispose: "Tu hai pietà per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta e in una notte è perita! E io non dovrei avere pietà di Ninive, quella grande città, nella quale vi sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali?" PER RIFLETTERE Riflessione personale Ninive è una città che sorgeva sul Tigri, in Mesopotamia, capitale degli Assiri e per lunghissimo tempo simbolo di ricchezza, di potenza, ma anche di violenza sanguinaria. Di fatto Ninive, è per Israele il grande incubo, perché nell'VIII secolo gli Assiri hanno invaso il regno di Israele e hanno distrutto e asservito completamente il regno del Nord. Dunque gli Assiri sono per Israele i nemici per antonomasia; Ninive è la città grande e sanguinaria, che segna nella memoria di Israele una drammatica tragedia nazionale, da cui il regno di Giuda esce miracolosamente illeso. È a questa grande città, presentata nel momento del suo massimo splendore, della sua massima potenza e della sua massima capacità di violenza, che viene mandato il profeta Giona per andare a dire: "Il male è salito fino a Dio". Convertitevi! Ninive è il grande mostro, andare in bocca al mostro spaventa... Infatti Giona si alza e invece di andare a Ninive va a Tarsis. Ora, siccome siamo in Israele, Ninive sarebbe ad est, mentre Tarsis è un porto lontanissimo dopo la Spagna, è un luogo assolutamente remoto a ovest: dunque Dio dice al profeta "vai ad est" e il profeta sí alza e va ad ovest. Quante volte anche noi come Giona abbiamo rifiutato un invito del Signore? Il viaggio di Giona verso Tarsis, però, è a dir poco turbolento! Imbarcatosi, scoppia una tempesta, i marinai della nave hanno paura e si mettono a pregare ognuno il suo dio, fanno cioè l'unica cosa sensata quando si ha paura: sono davanti alla tempesta, la nave sta per sfasciarsi, hanno paura di morire e pregano il loro dio (sono dei pagani). I marinai dunque reagiscono nella fede, mentre Giona il profeta, l'unico che dovrebbe tra l'altro essere il portatore della fede nel Dio vero, non reagisce rivolgendosi al suo Dio, ma scende nella stiva e si addormenta, che è un bel modo per dire: "Io mi estraneo da tutto, non ne voglio sapere niente". Quando noi cadiamo nel sonno, cadiamo in una sorta di nulla in cui diventiamo incoscienti, non abbiamo più nessuna coscienza di ciò che c'è attorno a noi. C'è bisogno allora del capitano della nave che vada a svegliarlo e che gli dica: "Ma che fai dormi? Alzati e prega il tuo Dio" Un profeta di Israele che deve sentirsi dire da un pagano che deve pregare Dio: per cui non solo se ne va dall'altra parte, ma addirittura ha bisogno che sia un pagano a ricordargli la sua fede. I marinai, nel frattempo,comprendono che la colpa di quella tempesta è tutta di Giona, per questo decidono di buttarlo a mare. Di fatti la tempesta si placa ma Giona viene inghiottito da un grosso pesce. Giona nel pesce fa qualcosa che avrebbe dovuto fare fin dall'inizio: davanti alla morte prega Dio di risparmiarlo. Il pesce sputa Giona sulla riva e quindi Giona si ritrova davanti a Dio che di nuovo, per la seconda volta, gli dice: "Alzati e va' a Ninive" Dio insiste, Dio non demorde davanti ai nostri rifiuti e quindi per la seconda volta Giona viene inviato. E cosa fa allora Giona? Obbedisce: va' a Ninive per predicare, entra nella grande città; e porta anche l'annuncio: "Ancora 40 giorni e Ninive sarà distrutta". Il profeta prepara la strada al perdono di Dio, aiutando gli uomini a capire che hanno bisogno di essere salvati. Prima dei Niniviti DIO HA AVUTO MISERICORDIA DI GIONA Canto di riflessione. IN ASCOLTA DI UN TESTIMONE Lettore: DAL MESSAGGIO Di BENEDETTO XVI PER LA XXVII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ (Madrid 2012) È possibile vivere nella gioia anche in mezzo alle tante prove della vita, specialmente le più dolorose e misteriose? La risposta ci può venire da alcune esperienze di giovani come voi che hanno trovato proprio in Cristo la luce capace di dare forza e speranza, anche in mezzo alle situazioni più difficili. Il beato Pier Giorgio Frassati (1901-1925) ha sperimentato tante prove nella sua pur breve esistenza, tra cui una, riguardante la sua vita sentimentale, che lo aveva ferito in modo profondo. Proprio in questa situazione, scriveva alla sorella: «Tu mi domandi se sono allegro; e come non potrei esserlo? Finché la Fede mi darà forza sempre allegro! Ogni cattolico non può non essere allegro... Lo scopo per cui noi siamo stati creati ci addita la via seminata sia pure di molte spine, ma non una triste via: essa è allegria anche attraverso i dolori». E il beato Giovanni Paolo II, presentandolo come modello, diceva di lui: «era un giovane di una gioia trascinante, una gioia che superava tante difficoltà della sua vita». Più vicina a noi, la giovane Chiara Badano (1971-1990), recentemente beatificata, ha sperimentato come il dolore possa essere trasfigurato dall'amore ed essere misteriosamente abitato dalla gioia. All'età di 18 anni, in un momento in cui il cancro la faceva particolarmente soffrire. Chiara aveva pregato lo Spirito Santo, intercedendo per i giovani del suo Movimento. Oltre alla propria guarigione, aveva chiesto a Dio di illuminare con il suo Spirito tutti quei giovani, di dar loro la sapienza e la luce: «È stato proprio un momento di Dio: soffrivo molto fisicamente, ma l'anima cantava. La chiave della sua pace e della sua gioia era la completa fiducia nel Signore e l'accettazione anche della malattia come misteriosa espressione della sua volontà per il bene suo e di tutti. Ripeteva spesso: «Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch'io». Sono due semplici testimonianze tra molte altre che mostrano come il cr iano autentico non è mai disperato e triste, anche davanti alle prove più e mostrano che la gioia cristiana non è una fuga dalla realtà, ma u soprannaturale per affrontare e vivere le difficoltà quotidiane. PER RIFLETTERE - Riflessione personale. Davanti all'annuncio profetico di Giona, il re di Ninive si alza dal trono, si veste di sacco, si copre di cenere e ordina a tutti digiuno e penitenza dicendo: "Facciamo penitenza, chissà che il Signore non abbia pietà e quindi ci salvi". La città si converte provocando questo cambiamento della parola profetica, non c'è più bisogno di distruzione e Giona, invece di essere felice che la sua predicazione profetica abbia raggiunto lo scopo, si arrabbia, perché non voleva la conversione di Ninive. "Giona provò grande dispiacere e ne fu sdegnato". Allora non è il male di Ninive che lo indigna, come dovrebbe essere per ogni profeta: quello che lo indigna piuttosto è che quel male è finito e che quindi Dio non ha distrutto Ninive; questo è talmente doloroso per Giona da desiderare addirittura di morire. Giona si arrabbia con Dio ed esplicita il motivo della sua fuga: "Te lo dicevo io quando ero nel mio paese! Per questo sono fuggito!". Perché? Non perché Giona aveva paura, ma perché sapeva che Dio È GRANDE NELLA MISERICORDIAE PERDONA! Non la paura del Dio cattivo ha mosso Giona, ma il rifiuto del Dio buono, del Dio misericordioso! Ecco il vero problema di Giona: "Me ne sono andato perché io lo so che tu sei buono e perdoni". É. facile credere al Dio buono e proclamare il Dio di misericordia quando siamo noi ad essere oggetto di quell'amore e di quella misericordia, ma non va più bene quando oggetto di misericordia sono i nostri nemici! Ninive era la città sanguinaria che aveva distrutto Israele. Ninive è il mostro da odiare Allora come fai a essere contento che Dio lo abbia perdonato se tu lo odi? E dunque Giona fugge perché non può accettare che Dio sia buono con i suoi nemici. Il problema di Giona è il problema che abbiamo tutti davanti a quel comando che è: "AMA IL TUO NEMICO!". La vicenda di Giona ci chiede di metterci al suo posto: che facciamo noi se Dio ci chiede non solo di perdonare chi ci ha fatto del male, chi ha sparlato di noi, chi ha diffuso calunnie, chi ci ha offeso grandemente, ma di essere addirittura noi il tramite del perdono di Dio? Giona sembra assomigliare al fratello maggiore della parabola del Padre Misericordioso. Il fratello minore torna e il Padre fa festa per lui e il figlio maggiore si arrabbia e si risente, come Giona, dicendo: "No, un momento, ma che succede qui? Io sono rimasto sempre qui a casa, ho servito te, Padre, in tutto, non ti ho chiesto niente quando volevo fare festa con gli amici". Proprio le classiche parole di un SERVO, non di un FIGLIO. Quando percepiamo così il nostro obbedire a Dio, lo stare nella sua casa, essere fedele alla sua Chiamata, allora siamo come Giona e il figlio maggiore! Giona si rifiuta di fare festa, si allontana addirittura dalla città; è crudele il narratore quando dice che lui esce dalla città e si mette lì a vedere che cosa sarebbe successo: terribile, perché è proprio il prendere le distanze: "Io non c'entro niente con voi! È il rifiuto di ogni solidarietà, il rifiuto di fare festa. E Dio allora con Giona fa quello che fa il Padre con il figlio maggiore: cerca di convincerlo e di portarlo dentro la festa; il padre del figlio maggiore lo fa parlandogli, Dio lo fa permettendogli di sperimentare alcune cose. Prima fa crescere una pianta di ricino e Giona è tutto contento perché gli fa ombra; poi il ricino si secca e allora Giona dice di voler morire, il che non è una caricatura, perché sembra assurdo morire per un ricino, ma invece in quel ricino c'è tutto. Dio sembra dire a Giona: Bene, te la prendi per il ricino, ma io allora non dovrei avere pietà di questa città che non sapeva quello che faceva?". La domanda di Dio è: "Giona, accetti un Dio che porta la misericordia a tali livelli da perdonare Ninive e da chiamare Ninive una città che non sa distinguere tra la destra e la sinistra? Un Dio che ha tanta misericordia per i peccatori da morire dicendo "Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno"? Giona tu accetti un Dio così? Lo vuoi servire?" Questa è la domanda che Dio fa a Giona ma, siccome Giona non risponde, questa è la domanda che fa a noi questa sera! Canto di meditazione: Dov’è carità e amore. Intervento del sacerdote che presiede Mentre il sacerdote fa l’offerta dell’incenso, ci si mette in ginocchio Canto di adorazione Ancora qualche istante di silenzio. Contempliamo e adoriamo il Signore Gesù presente dinanzi a noi nell’Eucarestia. Preghiera per le Vocazioni. Tutti i Signore Gesù, buon Pastore, benedici le nostre comunità cristiane, perché, attraverso l’ascolto attento e fedele della tua Parola, il Mistero celebrato nella liturgiae la carità generosa e feconda, diventino il terreno favorevole dove le vocazioni possano nascere e svilupparsi. Sac. Illuminati e sostenuti dalla tua Parola, ti preghiamo, in modo particolare, per i giovani perché si pongano in attento ascolto della tua chiamata e continuino ad arricchire la Chiesa con la loro risposta, servendo con generosità i fratelli. Tutti: Ascolta, o Cristo, le nostre preghiere per intercessione della Vergine Maria, Odegitria; Lei, che ha accolto e risposto generosamente alla tua Parola, sostenga con la sua presenza e il suo esempio coloro che Tu chiami al dono totale e gioioso della loro vita per il servizio del tuo regno. Amen. ( Mons. Francesco Cacucci Arcivescovo di Bari-Bitonto) Canto d’adorazione: Tutti Dio sia benedetto………... Canto finale
 

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Data:2009-01-01
messaggio: "Di Generazione in Generazione". Giovani e Famiglia Traccia pastorale 2017-2018 di S.E. Mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari-Bitonto in occasione dell'Assemblea Diocesana presso la Scuola Allievi della Guardia di Finanza in Bari-Palese. Mercoledì 20 settembre 2017, ore 18.00. INTRODUZIONE Lo scorso anno pastorale, inserendosi nel cammino di tutta la Chiesa, alla luce dei due Sinodi sulla Famiglia, anche la nostra Chiesa diocesana ha orientato il suo sguardo sulla Famiglia preoccupandosi non solo di riflettere sulla ricchezza e sulle sfide che oggi essa vive, ma anche di come coinvolgere la comunità cristiana soprattutto dove le famiglie vivono una fragilità nelle relazioni. Una riflessione su una realtà così importante e fondamentale come la Famiglia non può esaurirsi nel cammino di un anno. Per questo motivo, anche in preparazione al Sinodo sui Giovani indetto da Papa Francesco per il prossimo anno, la nostra Chiesa diocesana continuerà la sua riflessione sulla Famiglia, ma con uno sguardo particolare al rapporto Giovani e Famiglia. Infatti, Papa Francesco ricorda che «il legame virtuoso tra le generazioni è garanzia di futuro, ed è garanzia di una storia davvero umana» (Amoris Laetitia, 189). Alla luce di queste considerazioni, abbiamo scelto la storia di Giuseppe d’Egitto come riferimento per la nostra riflessione nel nuovo anno pastorale. La racconta il libro della Genesi (cc. 37-50). Dopo il ciclo di Abramo e quello di Isacco e Giacobbe, quella di Giuseppe è presentata come la terza grande storia patriarcale. Perché proprio la storia di Giuseppe? Perché non è solo la storia di una famiglia, ma soprattutto una storia di fratelli e del loro rapporto col padre. Ci insegna che più matura l’amore tra i fratelli, più cresce l’amore di figli e più si realizza in pienezza l’amore del padre. Percorreremo il cammino della Chiesa attraverso l’Anno Liturgico (ciclo B), lasciandoci ancora una volta guidare dal metodo mistagogico, che permette alla comunità cristiana di comprendere e vivere il rapporto che lega annuncio, celebrazione e vita. AVVENTO-NATALE «Sono in cerca dei miei fratelli» (Gen 37,16) Nella storia della salvezza I primi cristiani e i Padri della Chiesa mettono in parallelo la figura di Giuseppe d’Egitto con la figura di Gesù. La predilezione dell’anziano padre Giacobbe per Giuseppe, avuto dall’amata sposa Rachele, si collega alle parole del Padre per Cristo: «Questo è il Figlio mio, l’amato» (Mt 4.17). La scena del nostro racconto si apre con la pronta risposta di Giuseppe alla chiamata-invito del padre di raggiungere i suoi fratelli: «Eccomi» (Gen 37,3). A chi incontrandolo gli chiede: «Che cosa cerchi?», Giuseppe risponde: «Sono in cerca dei miei fratelli» (Gen 37,15-16). Come Giuseppe è inviato a ricondurre i fratelli a Giacobbe, così Gesù è mandato dal Padre, «perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4,5). Nella celebrazione liturgica La storia di Giuseppe dona nel tempo di Avvento la consolazione di essere «cercati da Dio» attraverso Gesù. La prima domenica di questo tempo si apre con il grido orante del popolo per bocca del profeta Isaia: «Tu, Signore, sei nostro padre… Perché ci lasci vagare lontano dalle tue vie? Ritorna per amore dei tuoi servi» (63,16-17). Cercare i fratelli, andando loro incontro, esprime l’ansia missionaria della comunità. Si può concretizzare nell’accoglienza, durante la liturgia domenicale, delle famiglie e dei ragazzi dell’Iniziazione Cristiana; si può valorizzare il cammino dei giovani attraverso l’adesione pubblica alle associazioni e ai movimenti presenti in parrocchia (Azione Cattolica, Scouts, ecc.). La domenica dovrebbe aiutare adulti, giovani e piccoli a incrociare i loro sguardi sotto lo sguardo di Dio. Nella storia degli uomini In una società che esalta l’individualismo, che paradossalmente facilita i legami virtuali ma annulla quelli reali e crea situazioni di solitudine e di emarginazione, la comunità cristiana deve impegnarsi ad offrire occasioni e opportunità di relazioni, a partire dai vari gruppi presenti in parrocchia per arrivare a quanti, per vari motivi, si affacciano ad essa. Ma è soprattutto verso i giovani che l’attenzione della comunità dovrà mostrare particolare premura, perché soprattutto loro rischiano di avere come interlocutore privilegiato lo schermo del proprio computer o il display del telefonino. Anche le nostre famiglie dovrebbero vivere la ricerca di Giuseppe curando le relazioni e dando più spazio al dialogo tra genitori e figli. Come tradurre in gesti concreti, nelle nostre comunità, la missione affidata a Giuseppe dal padre e che egli vive come vocazione? È l’occasione per dare nuovo impulso all’incontro settimanale della comunità (cfr. La Mistagogia, 83-89). TEMPO ORDINARIO (Prima parte) «Giuseppe fece un sogno e lo raccontò» (Gen 37,5) Nella storia della salvezza Giuseppe racconta ai suoi fratelli due sogni, tanto che i fratelli lo chiamano ironicamente «il signore dei sogni» (Gen 37,19). «Nella Bibbia il sogno è spesso il momento della chiamata, un momento in cui Dio si rivela e manifesta la sua vocazione» (M. I. Rupnik). Raccontando i suoi sogni Giuseppe accende l’invidia dei fratelli. Tuttavia «mentre i fratelli divennero invidiosi di lui, il padre tenne per sé la cosa» (Gen 37, 4). L’atteggiamento di Giacobbe nell’ascoltare i sogni del figlio Giuseppe richiama l’atteggiamento di Maria nei confronti di Gesù. Ricordiamo, in particolare, il momento nel quale Gesù rivendica la missione affidatagli dal Padre ai genitori che lo cercano: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2,49). L’evangelista annota di Maria: «Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore» (Lc 2,51). Giuseppe per dono di Dio diventerà più grande dei suoi fratelli e per la sua capacità di interpretare i sogni farà fortuna in Egitto, prima nella casa di Potifar e dopo presso il Faraone. Nella celebrazione liturgica La prima parte del Tempo Ordinario, attraverso il racconto evangelico della chiamata dei primi discepoli, apre alla comprensione della vita come chiamata alla sequela e alla riscoperta della figliolanza divina. «Che cosa cercate?» (Gv 1,38): la domanda di Gesù ai discepoli che lo seguono diventa appello per ogni uomo, e in modo particolare per i giovani chiamati a scegliere quale strada percorrere per costruire il proprio futuro. Allo stesso tempo, l’invito di Gesù ai discepoli: «Venite e vedrete» (Gv 1,39) mostra che la risposta a una domanda così importante per la vita non può essere affidata semplicemente alle parole. Il Vangelo della II domenica per annum (ciclo B), che racconta dei due discepoli di Giovanni che seguono Gesù (Gv 1,35-42), continua nella domenica successiva (III) con la chiamata dei primi discepoli sul mare di Galilea; «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini» (Mc 1,16-20). Nella storia degli uomini È opportuno chiedersi come si pongono gli adulti verso i giovani quando ascoltano i loro sogni. Gli adulti, e in modo particolare i genitori, hanno la responsabilità di ascoltare i «sogni» dei figli. Papa Francesco richiama spesso le parole del profeta Gioele: «I vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni» (3,1), per suggellare l’alleanza fra le generazioni. QUARESIMA «Lo spogliarono della sua tunica» (Gen 37,27) Nella storia della salvezza Giuseppe, ingiustamente perseguitato, viene preso dai fratelli, spogliato della sua tunica, quella tunica dalle lunghe maniche, e gettato in una cisterna. La vicenda di Giuseppe prepara la storia di Gesù, ingiustamente perseguitato, catturato dai suoi fratelli giudei, venduto da Giuda, spogliato della sua tunica speciale che i romani non vollero dividere. Ma la sua tunica non sarà intrisa dal sangue di un capretto perché sarà lui stesso l’Agnello immolato sulla croce. Giuseppe venduto dai fratelli, per venti sicli, annuncia già il dramma di Cristo, venduto da Giuda per trenta monete. Nella celebrazione liturgica La storia di Giuseppe viene proposta dalla liturgia quaresimale, e precisamente il venerdì della II settimana. Il racconto che narra del disegno omicida dei fratelli di Giuseppe viene accostato alla parabola dei vignaioli che uccidono il Figlio inviato dal Padre, padrone della vigna (Mt 21,33-46). La vicenda drammatica di Giuseppe introduce la comunità cristiana al mistero della Croce che nel ciclo B della Quaresima rappresenta il tema centrale delle domeniche. Infatti, c’è un cammino progressivo ritmato dai Vangeli domenicali: in modo particolare, la terza, quarta e quinta domenica, attraverso l’immagine del tempio, del serpente e del chicco di grano, orientano lo sguardo sempre sul mistero della Croce. Nella storia degli uomini Dobbiamo chiederci se non siamo anche noi tra quelli che a volte «tolgono la tunica» ai più giovani o ai più deboli. La nostra società non «spoglia» i giovani della tunica, quando rende loro difficile accedere al mondo del lavoro? Anche la comunità cristiana rischia di «spogliare» i giovani della tunica quando li considera solo presenza vivace ma inaffidabile al suo interno. Vale la pena ricordare che «i giovani non si percepiscono come una categoria svantaggiata o un gruppo sociale da proteggere e, di conseguenza, come destinatari passivi di programmi pastorali o di scelte politiche. Non pochi tra loro desiderano essere parte attiva dei processi di cambiamento del presente» (Sinodo dei Vescovi, XV Assemblea Generale Ordinaria, Documento Preparatorio). Un modo concreto per valorizzare la presenza giovanile nelle comunità cristiane può essere quello di un loro maggiore coinvolgimento negli organismi pastorali di partecipazione. Dopo aver iniziato il cammino dell’anno con il pellegrinaggio di giovani e famiglie insieme, invito a ritrovarci ancora come pellegrini in Cattedrale in occasione della Festa dell’Odegitria, patrona della nostra diocesi, per un momento dedicato particolarmente ai giovani e alle famiglie. Rappresenta una ulteriore tappa del cammino preparatorio verso il Sinodo dei giovani. PASQUA – PENTECOSTE «Ma il Signore fu con Giuseppe» (Gen 39,21) Nella storia della salvezza Nella tradizione giudaica Giuseppe, umiliato e poi esaltato, è la figura del «servo di Jahvè» (Is 53). Anche Gesù viene venduto dai «fratelli» e, nonostante tutto, è Lui che salva sia gli ebrei che i pagani, come Giuseppe ha salvato gli egiziani e gli ebrei dando a tutti il pane. Giuseppe dà il pane e Gesù dà l’eucaristia. Rileggere la storia di Giuseppe come profezia del mistero di morte e risurrezione sigillato da Cristo, può aiutare a comprendere meglio l’originalità della fede cristiana, cioè a sperimentare cosa significhi realmente che «le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi» (Rm 8,18). Nella celebrazione liturgica La necessità del cibo che porta i fratelli di Giuseppe in terra d’Egitto diventa occasione per riconoscersi figli dello stesso padre Giacobbe e quindi come fratelli. Il tempo pasquale, la bellezza dell’essere Chiesa, ci fa pregare: «la tua Chiesa, riunita dallo Spirito Santo, ti serva con piena dedizione e formi in te un cuore solo e un’anima sola» (Colletta del mercoledì VII settimana di Pasqua). I sacramenti dell’Iniziazione Cristiana, che in questo tempo pasquale coinvolgono numerose famiglie, dovrebbero diventare occasione per aiutarle a riscoprire la bellezza del dialogo tra le generazioni. Perché non coinvolgere la comunità parrocchiale a vivere con le famiglie un incontro di preghiera alla vigilia della celebrazione dei sacramenti? Nella storia degli uomini La Pasqua non è solo guardare al futuro dopo la morte, ma vivere la certezza che in Cristo, come nella vita di Giuseppe, non siamo soli nelle situazioni di ingiustizia, di dolore o di morte. Come Giuseppe gettato nella cisterna, tutti aneliamo a una risurrezione che ci risollevi da situazioni di morte e aiuti a guardare il futuro senza timore. Molte sono le famiglie prigioniere nelle cisterne dell’incomprensione, del fallimento delle relazioni, della preoccupazione per il futuro incerto dei figli. Può aiutare quanto dice Giuseppe prima di risolvere l’enigma dei sogni del faraone: «Non io, ma Dio darà la risposta» (Gen 41,16). Nell’epoca dell’«evaporazione del padre» (Lacan, Recalcati), non è facile trovare un padre o una madre spirituale che aprano la mente e il cuore a una lettura sapienziale della storia personale e sociale. Soprattutto i giovani desiderano incontrare adulti maestri di fede, amore e umiltà. In questo tempo pasquale propongo a tutta la comunità diocesana di vivere una peregrinatio della tenda dell’incontro che, a partire dal pellegrinaggio dei giovani e delle famiglie alla festa dell’Odegitria, attraverserà i nostri centri abitati. Si tratta di pensare uno spazio e un tempo dove adulti e giovani possano confrontarsi con le domande, i sogni, le speranze che accompagnano la ricerca di senso e di pienezza della loro vita. Un invito concreto per le comunità ad allargare lo spazio della nostra tenda, liberando gli adulti dall’illusione dell’autoreferenzialità e favorendo la partecipazione dei giovani alla vita sociale ed ecclesiale nella responsabilità fedele e nel dono gratuito di sé. TEMPO ORDINARIO (seconda parte) «Io sono Giuseppe, il vostro fratello» (Gen 45,4) Nella storia della salvezza Il flagello della carestia costringe i fratelli di Giuseppe ad andare in Egitto per trovare il cibo necessario alla loro sopravvivenza. L’incontro con Giuseppe, non ancora riconosciuto dai fratelli, trasforma in realtà il sogno dei covoni. Nel comando del faraone agli Egiziani: «fate quello che vi dirà» (Gen 41,55) risuonano le stesse parole che Maria dirà ai servi durante le nozze di Cana: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5). Ma l’incontro di Giuseppe con i fratelli offre un ulteriore motivo di riflessione. Giuseppe perdona e salva i suoi fratelli che, tuttavia, come lui devono sperimentare la dinamica del mistero pasquale: prima devono prostrarsi davanti a lui «con la faccia a terra» (Gen. 42,6), sperimentare la prigione, e solo dopo, con il piccolo fratello Beniamino potranno sedere alla stessa tavola, riconoscere Giuseppe e scoprire la bellezza dell’amore fraterno. Quella che un tempo era solo una famiglia formalmente costituita, grazie al sacrificio di Giuseppe, alle prove vissute con totale fedeltà a Dio, diventa segno del popolo santo che Dio ha eletto, preludio e profezia della Chiesa nata dal costato trafitto di Cristo. Nella celebrazione liturgica La seconda parte del Tempo Ordinario, che riprende dopo la solennità di Pentecoste, è introdotta dalle solennità della Santissima Trinità, del Santissimo Corpo e Sangue di Gesù e del Sacro Cuore. Tre solennità che rappresentano una sintesi del Mistero annunciato, celebrato e vissuto nello scorrere dell’Anno Liturgico: l’amore del Padre, che ha inviato il Figlio a cercare i suoi fratelli, si fa pane di vita nel Corpo e Sangue di Cristo e si offre continuamente a noi per custodirci nell’abisso d’amore del suo Cuore, che è la vita stessa del Padre comunicata a noi. Il segno più luminoso di questa vita recuperata alla comunione è la testimonianza della Vergine Maria e dei Santi che scandiscono con le loro memorie liturgiche il tempo ordinario della nostra vita cristiana, offrendosi come modello e sostegno attraverso le feste che la tradizione e la devozione popolare continuano a proporre. Sono feste che possono diventare preziosa occasione, se vissute cristianamente e purificate da forme di spreco inopportuno, per evangelizzare e scoprire la bellezza di una fede di popolo che si trasmette dalle generazioni adulte a quelle più giovani. Nella storia degli uomini Come Giuseppe, ciascuno di noi è chiamato a cercare i fratelli, dai più vicini ai più lontani. La storia di Giuseppe insegna che siamo cercati e cercatori: Cristo cerca noi e noi, membra del suo Corpo, abbiamo la responsabilità di cercare gli altri perché tutti prendano parte alla gioia del Regno di Dio (cfr. la Lettera pastorale Cerca e troverai). «Da questo punto di vista, il ruolo di genitori e famiglie resta cruciale e talvolta problematico. Le generazioni più mature tendono spesso a sottovalutare le potenzialità, enfatizzano le fragilità e hanno difficoltà a capire le esigenze dei più giovani. Genitori ed educatori adulti possono anche aver presenti i propri sbagli e che cosa non vorrebbero che i giovani facessero, ma spesso non hanno altrettanto chiaro come aiutarli a orientare il loro sguardo verso il futuro» (Sinodo dei Vescovi, XV Assemblea Generale Ordinaria, Documento Preparatorio). CONCLUSIONE La conclusione di questa traccia pastorale la affidiamo a una indicazione di Papa Francesco nell’Esortazione Amoris laetitia: «In famiglia, tra fratelli si impara la convivenza umana… Forse non sempre ne siamo consapevoli, ma è proprio la famiglia che introduce la fraternità nel mondo! A partire da questa prima esperienza di fraternità, nutrita dagli affetti e dall’educazione familiare, lo stile della fraternità si irradia come una promessa sull’intera società» (n. 194). + Francesco Cacucci, Arcivescovo


 

 
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